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Quali nutrienti mancano più spesso alle donne in Italia?

Ferro, folati, calcio, vitamina D e iodio: cosa dicono i dati italiani sull'alimentazione delle donne, quali cibi della nostra tavola li apportano e quando è il caso di parlarne con il medico di famiglia o il ginecologo.

Pubblicato il 2026-11-0112 min di lettura

In questo articolo

  • Nell'indagine nazionale IV SCAI (2017-2020) il 95% delle donne tra 18 e 64 anni assumeva meno ferro del valore di riferimento, con una mediana di 10,3 mg al giorno contro i 18 mg raccomandati
  • L'acido folico 0,4 mg è in fascia A e si ritira gratis in farmacia con la ricetta del medico, ma nel 2022 lo assumeva nel modo raccomandato solo tra il 21% e il 42% delle madri, a seconda della regione
  • Pane e pasta danno un terzo del ferro, latte e formaggi più di metà del calcio, il pesce un terzo della vitamina D: ecco da dove arrivano i nutrienti nella dieta italiana

I dati italiani più recenti indicano soprattutto ferro, calcio e vitamina D, e per chi pensa a una gravidanza anche l'acido folico. Nell'indagine nazionale sui consumi alimentari IV SCAI, condotta tra il 2017 e il 2020, il 95% delle donne tra 18 e 64 anni assumeva con l'alimentazione meno ferro del valore di riferimento e l'84% delle donne adulte meno calcio [1]. Nessun adulto raggiungeva con la sola dieta il valore di riferimento per la vitamina D [1]. Sul fronte della gravidanza, nel 2022 solo una minoranza di madri aveva iniziato l'acido folico nei tempi raccomandati [5]. Se hai mestruazioni molto abbondanti, ti senti spesso stanca o stai pensando a una gravidanza, è il caso di parlarne con il medico di famiglia, con il ginecologo o in consultorio.


Da dove vengono questi dati?

La fonte principale è la IV indagine nazionale sui consumi alimentari in Italia (IV SCAI), curata dal CREA. Tra giugno 2017 e gennaio 2020 ha raccolto i consumi di un campione rappresentativo di 1.969 persone tra 3 mesi e 74 anni, di cui 1.015 di sesso femminile [1]. I risultati sui nutrienti sono stati pubblicati alla fine del 2025 [1]. Le assunzioni sono state confrontate con i valori di riferimento italiani, i LARN della Società Italiana di Nutrizione Umana (SINU) [1,2,3].

Un punto da tenere a mente: l'indagine misura quanto si mangia, non gli esami del sangue, e non conta gli integratori [1]. Un'assunzione sotto il valore raccomandato non equivale a una carenza diagnosticata. I valori di riferimento per la popolazione sono pensati per coprire il fabbisogno di quasi tutte le persone sane, quindi chi sta un po' sotto non è per forza carente.

NutrienteLARN per donne adulte (SINU)Cosa mostra la IV SCAIDa dove arriva nella dieta italiana
Ferro18 mg/die in età fertile, 27 mg in gravidanza95% delle donne di 18-64 anni sotto il riferimento, mediana 10,3 mgcereali 34% (pane, pasta), carne 15%, verdure 12%
Calcio1.000 mg/die (1.200 mg dopo la menopausa e in gravidanza)84% delle donne adulte sotto il riferimentolatte e derivati 54%, acqua 13%
Vitamina D15 µg/die100% degli adulti sotto il riferimento con la sola dietapesce 32%, latte 25%, carne 17%
Folati400 µg/die, 600 µg in gravidanzainferiori ai livelli ottimali nel campione complessivocereali 29%, frutta 10%
Iodio150 µg/die, 200 µg in gravidanzanon valutato nell'articolopesce di mare, crostacei, sale iodato

(Tabella basata su [1,2,3,6]. Le quote di provenienza si riferiscono a tutto il campione IV SCAI, dai 3 mesi ai 74 anni.)


Il ferro negli anni del ciclo

Con le mestruazioni si perde ferro ogni mese, ed è per questo che i LARN indicano per le donne in età fertile 18 mg al giorno, contro i 10 mg dopo la menopausa e i 27 mg in gravidanza [2].

Nella IV SCAI il 95% delle donne tra 18 e 64 anni non raggiungeva il valore di riferimento, con un'assunzione mediana di 10,3 mg al giorno; anche il 95° percentile si fermava a 14,2 mg [1]. Il confronto è fatto con l'assunzione raccomandata di 18 mg, cioè un valore pensato per coprire quasi tutte le donne: il dato dice quanto è comune un'alimentazione povera di ferro, non quante donne abbiano un'anemia.

Da dove arriva il ferro sulla tavola italiana?

Forse sorprende, ma nella dieta italiana la prima fonte di ferro non è la carne. Secondo la IV SCAI i cereali ne forniscono il 34,2%, con il pane al 9,2% e la pasta al 7,5%, seguiti dalla carne (14,9%) e dalle verdure (11,9%) [1]. È il riflesso di una cucina costruita attorno a pane e pasta.

Non tutto il ferro però si assorbe allo stesso modo. Quello di carne, pollame e pesce si assorbe meglio e, consumato nello stesso pasto, aiuta anche l'assorbimento del ferro dei vegetali; la vitamina C ha lo stesso effetto, mentre i fitati di cereali e legumi lo riducono [11]. In pratica, piatti di tutti i giorni come la pasta e fagioli, la pasta e ceci o le lenticchie portano ferro vegetale, e una spruzzata di limone, un contorno di peperoni o una porzione di carne o di cozze e vongole nello stesso pasto lo rendono più disponibile. Per chi segue una dieta vegetariana, i valori di riferimento statunitensi per il ferro sono 1,8 volte più alti, proprio perché il ferro vegetale si assorbe meno [11].

Quando rivolgersi al medico?

La carenza di ferro spesso si fa strada in silenzio. Stanchezza che non passa, fiato corto sotto sforzo, pallore o difficoltà di concentrazione possono avere molte cause, e solo gli esami del sangue, come emocromo e ferritina, permettono di capire come stanno davvero le riserve.

È bene parlarne con il medico di famiglia o con il ginecologo se le mestruazioni sono così abbondanti da dover cambiare assorbente o tampone ogni una o due ore, se durano più di una settimana, se ci sono grossi coaguli o se ti senti esaurita ogni mese. Un flusso molto abbondante può avere cause che vanno indagate, come i fibromi. Meglio non comprare integratori di ferro di propria iniziativa in farmacia o al supermercato: è il medico a valutare se servono e per quanto tempo.


L'acido folico prima della gravidanza

I LARN indicano per le donne adulte 400 µg di folati al giorno e 600 µg in gravidanza, precisando che questi valori non comprendono l'integrazione per la prevenzione dei difetti del tubo neurale [3]. Nella IV SCAI i folati risultano tra i micronutrienti sotto i livelli ottimali nel campione complessivo [1]. La quota maggiore arriva dai cereali (28,5%), anche grazie ad alcuni prodotti arricchiti, e una parte dalla frutta (9,7%) [1].

Per la prevenzione di difetti del tubo neurale come la spina bifida, l'Istituto Superiore di Sanità raccomanda alle donne che programmano una gravidanza, o che non la escludono, 0,4 mg di acido folico al giorno in aggiunta alla dieta, da almeno un mese prima del concepimento fino alla fine del terzo mese [4,6]. Per chi ha fattori di rischio particolari, per esempio una precedente gravidanza con un difetto del tubo neurale o un diabete insulino-dipendente, il Decalogo dell'ISS indica dosi più alte, da 4 a 5 mg, che vanno stabilite con il medico [6].

In Italia l'acido folico a questo dosaggio è in classe A, cioè a totale carico del Servizio sanitario nazionale: basta chiedere la ricetta al medico curante e ritirarlo gratis in farmacia [10]. L'ISS stima circa 450 casi di difetti del tubo neurale all'anno nel nostro Paese [10].

Qui i dati italiani segnalano un problema di tempi più che di consapevolezza. Nella Sorveglianza Bambini 0-2 anni del 2022, oltre il 90% delle madri dichiarava di aver preso acido folico in gravidanza, ma la quota di chi lo aveva assunto in modo appropriato, cioè iniziando prima del concepimento, andava dal 21,4% della Sicilia al 41,6% del Veneto [5]. Anche tra le donne che avevano programmato la gravidanza o non la escludevano, si restava tra il 24,9% e il 45,3% [5]. Se stai pensando a un figlio, conviene parlarne con il medico di famiglia, con il ginecologo o in consultorio prima di sospendere la contraccezione.


Calcio e vitamina D

Per il calcio i LARN indicano 1.000 mg al giorno per le donne tra 18 e 59 anni e 1.200 mg in gravidanza, dopo i 60 anni e dopo la menopausa in assenza di terapia estrogenica [2]. Nella IV SCAI oltre il 75% degli adulti non raggiungeva il valore di riferimento, e tra le donne la quota saliva all'84% [1].

Latte, derivati e sostituti forniscono il 54% del calcio, con il latte al 25,6% e i formaggi al 25,1% [1]. Il cappuccino o il latte della colazione, la mozzarella, la ricotta, una scaglia di Parmigiano sulla pasta contano quindi parecchio. C'è poi un dettaglio molto italiano: l'acqua, del rubinetto o in bottiglia, dà il 12,6% del calcio [1]. Il contenuto di calcio è scritto sull'etichetta delle acque minerali e varia molto da una marca all'altra. Chi mangia pochi latticini, per scelta o per intolleranza, può parlarne con il medico o con un dietista.

Per la vitamina D il valore di riferimento è di 15 µg al giorno [3]. Nella IV SCAI nessun adulto, uomo o donna, lo raggiungeva con l'alimentazione, e gli autori descrivono la bassa assunzione di vitamina D come un dato costante in tutte le fasce d'età [1]. Le fonti principali nella nostra dieta sono il pesce (32,3%), il latte (25,4%) e la carne (17,1%) [1]; tra i pochi alimenti che ne contengono quantità significative ci sono i pesci grassi [12], come sardine, alici e sgombro.

Va però detto che la SINU considera questo valore comprensivo sia della dieta sia della sintesi nella pelle grazie al sole [3]. Un articolo della Società Italiana di Medicina Generale ricorda che alle nostre latitudini circa l'80% del fabbisogno di vitamina D viene dal sole [12], e d'inverno, quando le giornate si accorciano e si passa più tempo al chiuso, il contributo è più basso. Dalla sola alimentazione è difficile arrivarci, e il dato non dice quante donne abbiano livelli bassi nel sangue. Se esci poco o hai dubbi, è una domanda da fare al medico, che valuterà se serve un esame.


Lo iodio

I LARN indicano 150 µg di iodio al giorno per le donne adulte e 200 µg in gravidanza e allattamento [2]. Grazie al programma nazionale di iodoprofilassi avviato con la legge 55 del 2005, l'Italia è oggi considerata iodosufficiente: nella sorveglianza dell'ISS 2015-2019 la mediana di iodio urinario nei bambini in età scolare era di 124 µg/L [7].

La gravidanza resta però una fase delicata. Dati indiretti sul TSH neonatale indicano che il rischio di carenza in questo periodo non è risolto: i neonati con TSH sopra 5,0 mU/L sono scesi dal 6,1% del 2010 al 4,9% del 2018, ma restano sopra la soglia del 3% [7]. L'ISS segnala che mancano ancora dati nazionali specifici sulle donne in gravidanza [7].

Il Decalogo dell'ISS per la gravidanza consiglia di usare in cucina sale iodato, poco e iodato, e ricorda che pesce di mare e crostacei sono le fonti più ricche, seguiti da uova, latte e carne [6]. Il sale iodato a casa però non basta a coprire tutto il sale che mangiamo, perché molto arriva già nei cibi pronti. Nel 2014 l'Osservatorio dell'ISS stimava che fosse iodato poco più del 50% del sale venduto nella grande distribuzione, il 23% di quello usato nella ristorazione collettiva e non oltre il 7% di quello usato dall'industria alimentare [13]. In più, l'OMS Europa avverte che la maggior parte delle bevande vegetali usate al posto del latte non contiene iodio [14].


Come si colloca l'Italia rispetto ad altri paesi?

Le indagini nazionali sono difficili da confrontare tra loro: coinvolgono fasce d'età diverse, misurano cose diverse (consumi alimentari in un caso, esami del sangue in un altro) e usano valori di riferimento che cambiano da paese a paese. Come metro comune si può usare il Global Health Observatory dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, che stima per quasi tutti i paesi la percentuale di donne tra 15 e 49 anni con anemia. L'anemia è definita da un'emoglobina inferiore a 120 g/L, o a 110 g/L in gravidanza [8].

PaeseAnemia nelle donne di 15-49 anni (stima OMS 2023)
Francia13,1%
Germania14,0%
Stati Uniti15,0%
Spagna15,6%
Italia16,4%
Giappone18,7%
Brasile21,3%
Polonia23,4%

(Dati: Global Health Observatory dell'OMS, consultati tramite la banca dati della Banca Mondiale [8,9])

A livello mondiale la percentuale nel 2023 era del 30,7% [8]. L'Italia si colloca a metà del gruppo, sopra Francia, Germania, Stati Uniti e Spagna e sotto Giappone, Brasile e Polonia.

Questi numeri vanno letti con cautela. Sono stime ricavate da un modello statistico basato su dati di 122 paesi raccolti tra il 1995 e il 2023, che colma le lacune dove mancano misurazioni recenti [8]. Differenze di uno o due punti tra paesi dicono poco, e anche l'aumento stimato per l'Italia dal 14,1% del 2019 al 16,4% del 2023 [9] non va preso come una tendenza certa. Inoltre l'anemia mostra solo una parte del quadro, perché le riserve di ferro possono esaurirsi prima che l'emoglobina scenda.

Un confronto più ampio, con Grecia, Portogallo, Regno Unito e altri paesi, e con le abitudini alimentari che possono spiegare le differenze, è in l'Italia a confronto con gli altri paesi.


Domande frequenti

Q1. Se mangio meno ferro di quanto raccomandato, vuol dire che sono anemica?

No. Il valore di 18 mg è pensato per coprire il fabbisogno di quasi tutte le donne in età fertile [2], quindi stare sotto non significa per forza avere una carenza. Per saperlo servono gli esami del sangue, che il medico può prescrivere se ci sono sintomi o mestruazioni abbondanti.

Q2. Quando devo iniziare l'acido folico se voglio una gravidanza, e quanto costa?

L'ISS raccomanda 0,4 mg al giorno da almeno un mese prima del concepimento fino alla fine del terzo mese di gravidanza [4]. Con la ricetta del medico curante si ritira gratis in farmacia, perché è in classe A [10]. Poiché molte gravidanze non sono programmate, la raccomandazione riguarda tutte le donne che non escludono una gravidanza [4].

Q3. Pasta e legumi bastano per il ferro?

Danno un contributo vero: nella dieta italiana i cereali sono la prima fonte di ferro [1]. È però ferro vegetale, che si assorbe meno di quello della carne e del pesce; vitamina C e una piccola quota di carne o pesce nello stesso pasto ne aiutano l'assorbimento [11]. Se hai sintomi o mestruazioni abbondanti, contano gli esami, non il menù.

Q4. Devo prendere la vitamina D d'inverno?

Non è detto. I dati della IV SCAI riguardano solo l'alimentazione, mentre buona parte della vitamina D si forma nella pelle con il sole [1,3,12]. Se esci poco o hai una condizione particolare, è il medico a valutare se serve un esame o un'integrazione.

Q5. Basta il sale iodato in gravidanza?

Il Decalogo dell'ISS consiglia di usare sale iodato in cucina, in piccole quantità, e di includere pesce di mare, uova e latte [6]. Il fabbisogno in gravidanza sale a 200 µg al giorno [2]. Se hai una malattia della tiroide o dubbi sul tuo caso, parlane con il ginecologo o con il medico.


Fonti

Fonti (14)
  1. Le Donne C, Ferrari M, Mistura L, D'Addezio L, Comendador Azcarraga FJ, Martone D, Piccinelli R, Sette S, Catasta G, Turrini A; IV SCAI fieldwork team. The National Food Consumption Survey IV SCAI: Nutrient Intakes and Related Dietary Sources in Italy. Nutrients 2026;18(1):88. https://www.mdpi.com/2072-6643/18/1/88
  2. Società Italiana di Nutrizione Umana (SINU). LARN 2014, Minerali: assunzione raccomandata per la popolazione (PRI) e assunzione adeguata (AI). https://sinu.it/2019/07/09/minerali-assunzione-raccomandata-per-la-popolazione-pri-e-assunzione-adeguataai/
  3. Società Italiana di Nutrizione Umana (SINU). LARN 2014, Vitamine: assunzione raccomandata per la popolazione (PRI) e assunzione adeguata (AI). https://sinu.it/2019/07/09/assunzione-raccomandata-per-la-popolazione-pri-e-assunzione-adeguata-ai/
  4. Istituto Superiore di Sanità, EpiCentro. Acido folico e folati. https://www.epicentro.iss.it/acido-folico/
  5. Istituto Superiore di Sanità, EpiCentro. Sorveglianza Bambini 0-2 anni, indagine 2022: assunzione di acido folico. Aggiornato il 29 maggio 2025. https://www.epicentro.iss.it/sorveglianza02anni/indagine-2022-acido-folico
  6. Mantovani A, Baldi F. Il Decalogo: nutrizione e sicurezza alimentare in gravidanza. Istituto Superiore di Sanità. https://www.iss.it/documents/20126/1936883/Decalogo_gravidanza_New.pdf/07c0b289-1d2f-931b-0fd2-560ba1e6fde0?version=1.1&t=1575691578345&download=true
  7. Istituto Superiore di Sanità, EpiCentro. Iodoprofilassi in Italia: dati ISS 2015-2019. 27 maggio 2021. https://www.epicentro.iss.it/iodio/iodoprofilassi-in-italia-dati-iss-2015-19
  8. World Health Organization. Global Health Observatory: Anaemia in women of reproductive age (aged 15-49), prevalence (%). https://www.who.int/data/gho/data/indicators/indicator-details/GHO/prevalence-of-anaemia-in-women-of-reproductive-age-(-)
  9. Banca Mondiale. World Development Indicators: Prevalence of anemia among women of reproductive age (% of women ages 15-49), SH.ANM.ALLW.ZS (fonte: Global Health Observatory dell'OMS). https://data.worldbank.org/indicator/SH.ANM.ALLW.ZS
  10. Istituto Superiore di Sanità, EpiCentro (ItOSS). Infografica: acido folico. https://www.epicentro.iss.it/itoss/pdf/Infografica_acido_folico.pdf
  11. NIH Office of Dietary Supplements. Iron: Fact Sheet for Health Professionals. https://ods.od.nih.gov/factsheets/Iron-HealthProfessional/
  12. Italiano D, Franchina F, Alecci U. Vitamina D, dalle Linee Guida agli Aspetti Pratici: uso, abuso e indicazioni. Rivista Società Italiana di Medicina Generale, Media 2018;18:59-63. https://www.simg.it/Riviste/rivista_media/2018/02_2018/3.pdf
  13. Quotidiano Sanità. Settimana mondiale della tiroide: l'ISS fa il punto sulla carenza di iodio (dati OSNAMI, Istituto Superiore di Sanità). 16 maggio 2014. https://www.quotidianosanita.it/studi-e-analisi/settimana-mondiale-tiroide-l-iss-fa-il-punto-sulla-carenza-di-iodio-solo-il-del-sale-venduto-iodato/
  14. Ufficio regionale per l'Europa dell'OMS. People in the WHO European Region at greater risk of iodine deficiency due to changing diets. 28 giugno 2024. https://www.who.int/europe/news/item/28-06-2024-people-in-the-who-european-region-at-greater-risk-of-iodine-deficiency-due-to-changing-diets

Questo articolo ha lo scopo di fornire informazioni generali sulla salute e non sostituisce una diagnosi o una cura medica. In presenza di sintomi, rivolgiti al tuo medico.

Questo articolo offre informazioni generali e non sostituisce il parere di un medico o di un dietista.

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